Sei mesi fa, ho acquistato, a pochi chilometri da C., una casa di campagna che, in cento anni, è passata di mano a cinque o sei proprietari. Durante i lavori di ristrutturazione al primo piano, ho trovato in un armadio a muro un manoscritto redatto in una scrittura femminile.
È una donna che racconta la propria vita, non sappiamo chi.
È la vita di Firouzeh – con tale nome si firma alla fine del racconto – che sappiamo, in seguito, acquistare il titolo di Principessa.
Questo preambolo mi è sembrato necessario, e l’ho fatto meglio che ho potuto, giacché non sono scrittore e di me non si leggerà mai altro che queste poche righe.
E questo è tutto.
Amore Mio,
sono sola.
Non posso dirTi quanto Tu mi sia caro perché è un segreto che neppure io conosco.
E se anche lo sapessi non saprei esporre il senso di un tale mistero.
Sono sola.
Sola, come lo sono sempre stata dappertutto, come lo sarò sempre e ovunque nel grande Universo incantatore.
Sola con un mondo di ricordi sempre più lontani, divenuti quasi irreali.
Sono sola e fantastico.
Il mio fantasticare non è desolato né disperato. Le note di una musica barocca mi trasportano in un mondo in cui il dolore non smette di esistere ma si allarga, si placa, diviene insieme più calmo e più profondo, come un torrente che si trasforma in lago. Un quadro, una statua, un pensiero, una poesia, ci presentano idee precise, che, di solito, non ci conducono più in là, ma la musica ci parla di possibilità sconfinate.
L'illusione è così forte che io Ti ascolto, Ti vedo, Ti tocco.
Il mio capo reclinato sul Tuo braccio.
Il mio collo abbandonato ai Tuoi ardenti desideri.
La mia mano felice osa smarrirsi.
I Tuoi occhi si chiudono.
Tu palpiti.
Io fremo.
Io spiro.
Io rinasco.
Tutto è dolcezza, preghiera, gratitudine nella mia carne, nel mio sangue, nella mia anima, tutto è sacro nel mio pensiero che si slancia verso di Te, Ti cerca attraverso le pareti.
Che cosa saresti stato per me se fossimo stati insieme!
Tu che, lontano, eri per me, nella mia solitudine, l'Universo intero.
L'Amore era sceso in fondo alla tomba dove stava gelando la mia anima sonnolenta.
Lo spaventevole silenzio, che regnava intorno a me, era rotto finalmente.
Avevo un cuore nuovo.
Il sangue tornava a circolare rapidamente nelle vene.
E ecco che, alla mia età, ritrovavo emozioni da adolescente.
Questo seme, caduto, ieri, nella sterile roccia del mio cuore, l'ha penetrato con i suoi mille filamenti, vi ha attecchito così vigorosamente che sarebbe impossibile svellerlo.
Può darsi che Tu creda che io non Ti ami più, perché Ti lascio.
Se ti avessi dato minore importanza sarei rimasta e ti avrei versato l’insipido beveraggio fino alla feccia.
Avendomi vicino Ti saresti occupato meno di me, come si fa con quei libri che non si aprono mai, giacché si possiedono. Il mio viso o il mio spirito non Ti sarebbero più sembrati, neppure da lontano così ben fatti. Avrei avuto mille delusioni di questo genere, che mi avrebbero fatto soffrire moltissimo; e alla fine mi sarei persuasa che, assolutamente, tu non hai né cuore né anima e che io sono destinata a non essere compresa in Amore.
Il Tuo Amore sarebbe ben presto morto di noia e, dopo qualche tempo mi avresti completamente dimenticata, e, rileggendo il mio nome sulla lista delle tue conquiste, ti saresti domandato:
“Ma chi diamine era costei?”
Ho almeno la presunzione di pensare che Ti ricorderai di me più di ogni altra. Il Tuo desiderio insaziato aprirà le ali per volare fino a me, sarò sempre per Te, qualcosa di desiderabile, cui
Non sarai mai più amabile di quanto sei stato in quella felice sera, e, seppure lo fossi altrettanto, sarebbe già un esserlo meno; poiché in Amore, come in Poesia, rimanere al medesimo punto, è tornare indietro.
Ho dato corpo al Tuo sogno con grandissima compiacenza.
Ho dato a Te quello che non darò certamente più a nessuno, sorpresa che non ti aspettavi affatto e della quale dovresti essermi grato.
Mi hai posseduto interamente e senza riserve per tutta una notte.
E sarebbe continuato così finché non Ti saresti stancato di me.
Sarebbe continuato così mesi, forse anni, ma sarebbe pur sempre finito.
Mi avresti tenuto per una specie di sentimento di pietà, non avresti avuto il coraggio di intimarmi il congedo.
Ti sento da qui gridarmi che io non sono di quelle di cui ci si stanca.
Mio Dio!
Di me come delle altre.
O avrei potuto essere io a cessare di amarTi.
Perdonami questa ipotesi.
Perché attendere di giungere a tal punto?
Non sono né capricciosa, né folle. La mia decisione è frutto di una convinzione profonda. Non è per infiammarti o per un calcolo di civetteria che mi sono allontanata da C.
Tu sarai sempre per me l'uomo che mi ha dischiuso un mondo di sensazioni nuove.
Qualcosa che una donna non dimentica facilmente!
Hai reso difficile il compito degli amanti che potrò avere, se avrò mai altri amanti, e nessuno riuscirà a cancellare il Tuo ricordo.
Benché assente, penserò sempre a Te, come fossi accanto a me.
Soffocherò in me l'Amore e, perfino, la possibilità dell'Amore.
Sarò la spettatrice di me stessa, la platea della commedia che rappresenterò; mi guarderò vivere e ascolterò le vibrazioni del mio cuore come fossero i battiti di una pendola. Le immagini si coloreranno nei miei occhi distanti, i suoni colpiranno il mio orecchio disattento, ma nulla del mondo esteriore giungerà fino alla mia anima.
Io che non mi accontenterei mai di una tranquilla felicità, ho concepito il progetto audace di stabilirmi nel deserto e di cercarvi, al tempo stesso, la pace e l'avventura, cose entrambe conciliabili con il mio particolare carattere.
La quiete domestica l'avevo trovata e sembrava consolidarsi di giorno in giorno, ma non potrei mai sopportare la vita sedentaria e sarei sempre attratta da lontane terre soleggiate.
Da Te...
Qual è il fascino dell'Amore se può mutare così le cose, i luoghi, le circostanze, le idee, le sensazioni!
Come sarà il domani?
Viviamo in un grande mistero e ci sentiamo sfiorare dalla possente ala dell'ignoto, in mezzo a eventi davvero miracolosi che ci proteggono a ogni passo. Mi sembra tuttavia di non essere destinata a scomparire senza aver avuto la rivelazione di tutto il profondo mistero che ha circondato la mia vita, dai primi giorni a oggi. Ho notato che nella vita - nella mia almeno - tutto ha una strana tendenza a aggiustarsi contro ogni verosimiglianza, contro ogni legge della probabilità.
E io mi sono messa a aspettare, semplicemente, senza fare ipotesi.
Tutto lo straziante fascino della vita deriva, forse, dall'assoluta certezza dell'incertezza. Se le cose durassero, non ci sembrerebbero degne di attaccamento.
Il cielo del tempo ha molte sfumature: il Passato è rosa, il Presente grigio, il Futuro azzurro. Oltre il vacillante azzurro, si apre il gorgo senza limite e senza nome, il gorgo delle trasformazioni che portano a Te. Non è l'Amore di un istante, l'Amore come gioco e distrazione dalla noia, l'Amore ebbrezza del sangue e non dell'anima, l'Amore incubo di malato, che sognavo nelle mie notti insonni.
No, era l'Amore puro e vero la cui immagine mi ossessionava!
Finalmente, per la prima volta, esteriorizzo un pò il mio io, ho un dovere da compiere che lo trascende. E' quanto basta per nobilitare i giorni, peraltro informi, e la vita senza attrattive che conduco da cinque lunghi anni, in esilio in questo paese, cui mi lega solo il nonno.
Ecco tutto.
Cerco una parola, una parola giusta.
E' molto che la cerco.
All'inizio, l'ho cercata in tedesco, poi mi sono detta, non la troverò mai, questa lingua non mi servirà, j'y nagerais dans les approximations romantiques et les euphémismes. La lingua francese, al contrario, mi sembrava così precisa, troppo precisa per me che ero dans la vague. E, tuttavia, doveva ben esister questa parola, una parola precisa, solida, affilata. E' possibile che io l'abbia conosciuta e perduta nel cammino, questa parola che mi manca e che dovrebbe designare un sentimento preciso, prezioso, simile a una fiamma, bassa per alcuni, alta per altri.
Una fiamma che si è mantenuta per mezzo secolo, incurante delle tempeste e dei temporali.
Ora, la parola giusta, quella che cercavo, è venuta a me.
E' necessità.
La necessità, cui mi richiamo, è il bisogno che due esseri hanno spesso l'uno dell'altro, perfino se non vi totale parità. Poiché è una necessità presente, pressante e solida quanto il bisogno di tenerezza, di calore e di lacrime. Una necessità profondamente scavata nel segreto delle confessioni, dei silenzi, forse, perfino della voluttà. Necessità sottesa da una forza creatrice, necessità di amare e di essere amati.
Ho ridotto la mia anima a una sola monotona melodia, ho fatto della mia vita un silenzio. Tutto ciò che vedo mi sembra un riflesso, tutto ciò che sento un'eco lontana, e la mia anima cerca la fonte meravigliosa, perché ha sete di acqua pura. Basta con le lotte e le sconfitte da cui esco con il cuore sanguinante e ferito.
Quando io Ti lascio, ho nel fondo di me un dolore, come una specie di orribile bambino.
So bene che apparenza e realtà sono disperatamente in conflitto. Ancora una volta mi sto perdendo nell'indicibile, nel mondo di cose che sento e comprendo chiaramente e non ho mai saputo esprimere. Intorno sembra assumere il particolare aspetto dei giorni in cui si decide il proprio effimero destino. Sento crescermi dentro un'energia ostinata, invincibile.
In rotta con il mondo accademico, Tu eri divenuto il testimone unico e costante. E in questo fragile assemblaggio di Amore, di devozione, di una certa sottomissione, la nostra intesa era divenuta indistruttibile. Non poteva essere disfatta che dalla morte.
Tu sai quanto sono sensibile alla dolcezza: provavo accanto a Te, un sentimento nuovo di fiducia e di pace. Tu ami, come me, le lunghe passeggiate che non conducono in nessun luogo. Non avevo bisogno che conducessero in alcun luogo; ero tranquilla accanto a Te.
Conosci la sofferenza per averla assai sovente guarita o consolata.
Eravamo due silenzi accordati.
Il caso ha giocato molto nei miei rapporti con Te. In quel momento, io mi sentivo disponibile e avevo voglia che mi succedesse qualcosa: la "Sympathie" che nutrivo per Te e che sapevo reciproca, era prontissima a cambiarsi in un sentimento più forte. Sei stato un bagliore nella mia notte e hai illuminato molti angoli oscuri della mia anima, hai aperto nella mia vita prospettive completamente nuove. Il pensiero è un gorgo profondo e è ben difficile dire cosa vi sia negli abissi di un uomo. Tuttavia, ho, tuttavia, toccato, in qualche punto, il fondo di Te, e ne ho riportato ora perle, ora conchiglie, ma più spesso frantumi di corallo. Poter afferrare quella testa, imprigionarla tra le mie mani, baciare quella fronte senza rughe, quelle guance lisce in cui il sangue scorre così fresco sotto la pelle, l'arco rosso di quelle labbra!
Tu non sai la devozione che nutro per Te.
Tu non sai il potere che hai su di me.
No, non sai.
Vi sono stati momenti in cui la nostalgia di Te mi torturava e una piccola cosa qualsiasi mi procurava una crisi di gelosia. Tu mi hai inteso e compreso su ogni punto. E' questo che mi legava a Te, attraverso ogni tempesta, e faceva di Te, inalterabilmente, l'unica persona cui confidassi.
Cos'altro posso dire?
Sei cresciuto destinato alla Scienza. Hai conosciuto le lacrime di rabbia e di gioia della giovinezza, che l'età matura ignora o disdegna e di cui, in seguito, conserva appena il ricordo corroso dall'oblio. In quella solida massa di muscoli si agita uno di quegli spiriti chimerici e insieme avveduti che hanno costantemente per occupazione limare, adattare, semplificare o complicare le cose. Qualcosa che non è di questo mondo né in questo mondo Ti attira, Ti chiama irresistibilmente. Non trovi riposo, né giorno né notte, come l'eliotropio in una cantina si contorce per volgersi verso il sole che non vede. La passione per un altro essere sanerebbe, forse, la spaventosa ferita che Ti hanno causato i gelidi raggi della Scienza: E' Tua opinione che non si debba amare un unico essere. In questo tipo di sentimento vedi solo egoismo e tirannia. La strana reciproca attrazione degli esseri umani, il fatto che gli elementi chimici si combinino soltanto sotto una determinata pressione, che i gas si mescolino soltanto quando sono attraversati da una scintilla elettiva, le innumerevoli analogie della natura che suggeriscono l'ipotesi dell'eguaglianza nella disparità eterna, dell'unione nella differenziazione infinitesimale, tutto questo è sempre stato uno stimolo per
Il mondo dell'ignoto, da cui nessun viandante ha fatto ritorno, ha sempre esercitato su di Te un fascino profondo. Sei convinto che nel cielo e sulla terra vi siano molte più cose di quante tutte le filosofie ne abbiano mai immaginato. Sei uno di quegli uomini la cui anima non fu tuffata completamente nel Lete prima di essere avvinta al corpo, che serba dal Cielo, dal quale discende, reminiscenze di eterna bellezza, che la fanno inquieta e martoriata: un'anima che ricorda di aver avuto le ali e che, ora, non ha più che due piedi. Se fossi Dio, priverei di Poesia per due eternità l'Angelo colpevole di tanta negligenza.
Anche gli Angeli hanno una loro crudeltà!
Invece di costruire un castello di carte brillantemente colorate che ospitasse, per una primavera, una bionda fantasia, avrei dovuto innalzare una torre più alta degli otto templi sovrapposti di Babele.
Sottile, colto, amante della letteratura, Tu misuri l'inestimabile possibilità dello scrittore, quale che sia la sua sofferenza, e non tollereresti di vedermi lasciar andare o disperdere. Tu non ignori che io scrivevo prima di Te, che posso scrivere senza di Te e, perfino, malgrado Te, poiché uno scrittore trova sempre il modo di sfuggire a tutto e a tutti pur di raggiungere ciò che gli è indispensabile, ciò che gli giustifica vivere. Ma sai anche che, in questo gesto pericoloso, che induce a lasciare una traccia di sé, pensando che sarà utile, lo scrittore ha bisogno di un testimone, di un Amico intimo che creda in lui e che, per primo, attesti l'assoluta necessità del suo lavoro.
Alieno da tutto ciò che è ridicolo e volgare, mi lasci una sensazione purissima, senza macchia. Parti da solo all'alba e Ti abbandoni sulla spiaggia, in cerca di non si sa quale sapere che viene direttamente dalle cose. Non Ti stanchi di soppesare e di studiare con curiosità le pietre, i cui contorni lucidi o rugosi, le cui diverse tonalità della ruggine o della muffa raccontano una storia, testimoniano dei metalli che le hanno formate. dei fuochi o delle acque che ne hanno precipitato nel tempo la materia o coagulato la forma. L'importante è raccogliere il poco che sarà filtrato dal mondo prima della notte, di controllarne la testimonianza e, possibilmente, di correggerne gli errori.
In un certo senso l'occhio controbilancia l'abisso.
Non si può niente contro l'Amore per il mare. Quando se ne è preso il gusto, il mare è come l'oppio. Nudo e solo, le circostanze Ti cadono di dosso come gli indumenti. Le onde lambiscono i Tuoi piedi.
Rabbrividisci, ma quella frescura porta già in sé la promessa della bella giornata estiva. MassaggiandoTi lentamente le gambe, intorpidite dall'immobilità notturna, guardi il mare informe generare le onde presto svanite. fai scivolare tra le dita un pugno di sabbia. La traccia dei Tuoi passi sulla spiaggia umida è assorbita immediatamente dall'onda; sulla sabbia asciutta il vento cancella ogni segno.
Le spiegazioni analogiche, che, un tempo, Ti parevano delucidare i segreti dell'Universo, oggi, pullulano di nuove possibilità di errore, giacché tendono a attribuire a questa oscura natura quel piano prestabilito che altri ascrivono a Dio. Non ammetti di avere dubitato: dubitare è diverso; solo, prosegui l'indagine fino al punto in cui ogni nozione Ti si flette tra le mani come una molla piegata oltre misura; non appena sale al grado di un'ipotesi senti frantumarsi sotto di Te l'indispensabile SE.
Avevi creduto che Paracelso, con il suo sistema dei segni rivelatori di affinità segrete, dischiudesse alla scienza una via trionfale, in realtà, riconduceva a superstizioni da villaggio. Più pensi e più le idee, gli idoli, i costumi Ti sembrano prodotti dai moti della macchina umana. L'animo colmo di un riverente pensiero, che Ti condannerebbe per apostasia in tutte le pubbliche piazze di Maometto o di Cristo, consideri che i simboli più adeguati del congetturale Bene Supremo siano ancora quelli che assurdamente passano per i più idolatri e quel globo igneo il solo Dio visibile per creature che perirebbero senza di esso. Analogamente, il più vero degli Angeli è quel gabbiano che, in confronto ai Serafini e alle potenze supreme, ha in più l'evidenza dell'esistere.
Diffidi dei preti e delle loro false interpretazioni.
Nell'era della tecnologia, tu sei diventato un tecnico della politica: un uomo che studia le leggi della convivenza umana con lo stesso rigore scientifico con il quale osserva e descrive i principi che regolano il mondo della fisica. Non credi, non puoi credere, in una perfettibilità dello spirito umano, in un progresso dei costumi e delle società. Consideri l'evoluzione di una società in maniera cinica: le società si ripetono: consideri l'evoluzione di una società in maniera cinica: le società si ripetono, iniziano con
Seduto su un masso, guardando sotto il cielo grigio la spiaggia rigonfia qui e là di lunghe colline sabbiose, vaghi con il pensiero alle ere trascorse, quando il mare occupava quei grandi spazi, ove adesso cresce il grano e, ritirandosi, ha lasciato l'impronta e come la firma delle onde, giacché tutto cambia: la forma del mondo, le produzioni di questa natura che si muove e di cui ogni momento abbraccia secoli.
L'esilio è in Te.
L'esilio sei Tu.
L'esilio è quel qualcosa sempre pronto a singhiozzare in fondo alla Tua memoria, quel dolore che un nonnulla basta a risvegliare.
Ami i cieli bui che si confondono con il buio oceano.
Dilati i polmoni per respirare il più possibile l'aria pura.
Affiorano in Te ricordi continui, lontani, e tanto fugaci da non avere il tempo di afferrarli. Ti sembra di fare, completamente sveglio, il sogno del Tuo passato. E' come se questo passato, dopo essersi levato tanto in alto, ricadesse ora in pioggia sul Tuo cuore, una pioggia di suoni, immagini, profumi di un tempo, in uno sbriciolamento di vicende svanite. Ti snerva fino al dolore, Ti esalta fino alla follia questo rumoreggiare confuso di giorni finiti. Hai l'anima pesante e la mente tormentata. A volte, in realtà, non Ti sembra di vivere, ma di sognare cose confuse eppure note. Rivedi con una straordinaria nitidezza i luoghi dove giocavi, le strade dove camminavi, il letto dove dormivi da bambino. Odi le voci che udivi allora e ripensi, perfino, ai pensieri vaghi e ingenui che Ti passavano per la mente.
E' la realtà che Ti sfugge, dilegua, si disperde dinanzi ai fantasmi del passato.
Uno specchio meraviglioso è quell'uomo nel quale si riflettono il transitorio e l'eterno, il mutevole e l'immutabile. Nella sua immobilità si inebria della linfa originaria; pur sembrando il più morto è, invece, il più vivente degli esseri, vivente della vita sublimata. L'oggetto che contempla si espande sotto il suo sguardo, diviene smisurato, riassume in sé l'essere, e quell'immensità che egli sogna diminuisce fino a condensarsi nel punto contemplato. Egli ha allargato il suo cuore fino a inghiottire il mondo e a possedere Dio.
Poco a poco, come chi, assorbendo ogni giorno un determinato alimento finisce per esserne modificato nella sostanza e, perfino, nella forma, ingrassa o dimagrisce, trae da quelle pietanze vigore o contrae nell'ingerirle mali che non conosce, mutamenti quasi impercettibili si operano in Te, frutto di nuove abitudini acquisite.
Taci i pensieri che per Te contano di più.
Hai rinunciato a chiedere aiuto.
Quei segreti potrebbero sfuggire, per inavvertenza, da una bocca stanca.
Invecchi.
Te ne accorgi non tanto dalla stanchezza quanto da una sorta di crescente serenità: Ti accade come al nocchiero, fattosi duro d'orecchi, che sente, solo confusamente, il fragore della tempesta, ma continua a valutare, con la stessa abilità, la forza delle correnti, delle maree e dei venti. Attraverso il declino e, talvolta, attraverso le sofferenze inseparabili dell'età, il senso dell'esistenza si evidenzia fin troppo bene.
La nostra vita non è altro che una lunga prospettiva a losanga. Le linee della figura geometrica divergono all'età matura, poi si restringono insensibilmente fino all'agonia, che sta in fondo e ci strangola.
La vita sedentaria Ti opprime come una sentenza d'incarcerazione che, per prudenza, avessi pronunciato su Te stesso; ma la sentenza è tuttora revocabile; già altre volte e sotto alti cieli Ti sei sistemato così, momentaneamente o, credevi, per sempre, come che ha diritto alla cittadinanza ovunque e in nessun luogo. E', dunque, naturale non dare alcun valore sentimentale a un passaporto, è naturale considerare la scelta di una nazionalità come un atto svuotato di qualsiasi significato e è naturale cambiarla senza più pensieri reconditi di quanti bisogna averne quando si cambia la biancheria. Nulla garantisce che domani Tu non riprenda l'esistenza errante, che è stata
Ti sbagli.
Quell'esistenza, benché immobile, ribolle.
Il senso di un'attività quasi terribile romba come un fiume sotterraneo. Il tempo, che immaginavi dovesse pesarti tra le mani come un lingotto di piombo, fugge e si scompone come gocce di mercurio. Le ore, i giorni, i mesi hanno cessato di corrispondere ai segni degli orologi e, perfino, ai moti degli astri. Anche i luoghi si muovono: le distanze si annullano come i giorni.
Senza provarvi piacere torni a rivestirti del Tuo guscio di uomo.
Se Tu sei destinato a comprendere l'ordine al quale obbedisce l'architettura umana, i colonnati per Te si apriranno da se stessi come dei fiori. Se tu non possiedi la chiave di un'esperienza analoga, si può tutt'al più prometterTi di indovinare, della festa o del massacro interiore, qualche luce di torcia attraverso le fessurre delle pietre, qualche grido, qualche riso senza motivo, qualche folata di musica, forse, discordante e dei fracassi di cuori spezzati.
Curioso del futuro, fedele al passato, resti il testimone, una specie di vedetta che guarda quello che succede. Molto spesso lo spettacolo non ha nulla d divertente. Ma Ti diletta e Ti piace: Tra le cose e gli uomini, con tenerezza e con ironia, sei, sotto le raffiche del vento della storia, la sentinella del piacere di Dio.
Una vela all'orizzonte biancheggia come un'ala.
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